Social Economy e politiche di inclusione lavorativa

Oggi vi segnaliamo un’iniziativa di confronto e dialogo con il territorio alla quale ha scelto di partecipare anche il Consorzio: si tratta del seminario “Social economy e imprenditorialità sociale come strumenti di inclusione sociale e lavorativa”, svoltosi giovedì 29 maggio presso la sede dell’Istituto Salesiano San Marco di Mestre e organizzato dall’Assessorato all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro della Regione del Veneto.

Dal ruolo del Terzo settore nel processo di inclusione e innovazione sociale, allo stato delle imprese sociali in Veneto e in Italia e le prospettive occupazionali; passando dal rapporto tra l’Economia sociale e la Smart Specialisation Strategy come strumento per lo sviluppo di un nuovo workfare e, infine la presentazione di alcune esperienze significative nel campo della finanza etica, dello sviluppo di microimprese, del welfare aziendale: questi sono stati i temi trattati durante la giornata di incontro e confronto.

Il seminario si è aperto con il tema dell’inclusione sociale, inserito anche nella nuova Programmazione Europa 2020 della Regione del Veneto che attraverso questo strumento intende promuovere azioni per favorire la cosiddetta inclusione attiva nel mondo del lavoro di soggetti inoccupati.

A queste prime considerazioni ha fatto seguito una puntuale classificazione delle finalità che distinguono un’impresa sociale da un’impresa tradizionale. E' stato sottolineato come anche in sede regionale è convinzione diffusa che occorre superare le differenze tra questi due soggetti assicurando anche all'impresa sociale la possibilità (ragionevole) di generare profitto.

Un ulteriore elemento di interesse per le attività del Consorzio è stato dato dall'attenzione che l'Amministrazione regionale intende riservare a temi come:

  • la diffusione di best practies riguardanti i servizi per la famiglia
  • la promozione di welfare aziendale
  • l'integrazione tra pubblico e privato per quanto concerne queste tematiche;

e dal fatto che le PMI rappresentano gli interlocutori privilegiati di queste strategie.

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Nel complesso quindi il seminario è stato interessante e ha chiarito in modo semplice e puntuale alcuni temi ed alcuni termini che nel dibattito in corso su welfare, social economy e politiche di inclusione spesso sono erroneamente sovrapposti:

Impresa sociale: può essere definita un cuneo tra social economy e imprenditoria sociale. Ha finalità non lucrative e soprattutto un carattere mutualistico, vale a dire che opera in funzione di specifici portatori di interessi.

Imprenditoria sociale: comportamento volontario di un'impresa che decide di incorporare nella propria attività elementi di responsabilità sociale. Questa scelta sembra rispondere ad una forte domanda attuale di ricerca e creazione di imprese socialmente responsabili, così facendo molte PMI rendono visibile un valore sociale attraverso le proprie scelte.

Imprese for profit: molte realtà sono interessate al possibile passaggio ad impresa sociale, in particolare quelle aziende che fanno riferimento alla filiera del biologico o a quella del turismo sociale.

No profit: ad oggi l'impresa sociale si trova principalmente all’interno di quest’area ma è opportuno che queste realtà si interroghino sulla reale consistenza e fattibilità degli obiettivi che si propongono. Un’iniezione di business in queste organizzazioni risulterebbe salutare e a questo proposito la Regione del Veneto con i nuovi interventi previsti dalla Pianificazione regionale (POR 2014-2020), come il FSE e il FESR, possono concorrere a migliorare le attività ed i risultati di queste imprese.

Cooperazione sociale: pur rappresentando un aspetto importante e ampiamente riconosciuto del tessuto sociale del Veneto, la cooperazione sociale richiede un rinnovamento adeguato alle mutate condizioni economiche e sociali determinate dalla persistente crisi economica. Senza rinunciare ai principi solidaristici e volontaristici che hanno sempre caratterizzato queste strutture, occorrono oggi innovazione e apporto di idee giovani per reinventare l'impresa sociale, come ad esempio la costituzione di start-up sociali.

Finanziamento e ricerca di fondi: le risorse economiche e la loro costante ricerca sono un aspetto che caratterizzerà con sempre maggior forza le imprese sociali e/o gli altri soggetti elencati in precedenza. Il progressivo ritirarsi delle istituzioni pubbliche da questo ambito pone problemi di natura economica (ci sono meno fondi a disposizione) e di natura politica (quali obiettivi da perseguire con risorse limitate). E’ necessario avvalersi di metodologie e strumenti in grado di mettere a punto progetti condivisi e finanziati secondo una modalità bottom-up, cioè in grado di coinvolgere molte persone nella raccolta delle risorse economiche a fronte di iniziative circoscritte sia in termini dimensionali (non grandi progetti ma progetti limitati) che territoriali (coinvolgimento di larga parte degli attori di un territorio delimitato).

Per concludere ci sembra significativo riprendere l'intervento di don Dino Pistolato, coordinatore della Caritas di Venezia e relatore al convegno. Le sue affermazioni ci sembrano una perfetta sintesi delle questioni trattare nel corso della giornata:

  • il lavoro è la prima risposta ma va accompagnata dagli aspetti sociali e di relazione, cioè tutto ciò che ha a che fare con il dopo-lavoro;
  • occorre un forte legame con il territorio: le persone devono riconoscersi in un territorio e il territorio deve riconoscere queste persone come proprie;
  • nell'organizzazione delle attività sociali serve fantasia imprenditoriale: inventare soluzioni nuove;
  • è necessario fare impresa vera, cioè solida anche economicamente, da associare agli obiettivi che contraddistinguono l'impresa sociale.

Potete scaricare qui il PDF con l’ordine del giorno e l’articolazione dei lavori del seminario.

Per ulteriori informazioni vi segnaliamo il sito www.venetoformatori.it

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