SECONDO WELFARE: A CHE PUNTO SIAMO?

Approfittando della pubblicazione del “Primo rapporto sul secondo welfare”, a cura di F. Maino e M. Ferrera e realizzato dal Centro di Ricerca e Documentazione L. Einaudi di Torino, avvenuta a Novembre dello scorso anno, oggi vogliamo provare a spiegare in modo semplice e conciso il ruolo e quali attori coinvolge il secondo welfare. Sviluppatosi principalmente come conseguenza della crisi dei tradizionali sistemi pubblici di protezione sociale, il secondo welfare sembra oggi rappresentare la nuova modalità di risposta ai bisogni dei cittadini. L'aggettivo secondo ha un duplice significato: temporale, perché rappresenta nuove forme che s'innestano al ruolo del primo e funzionale, cioè che integra le lacune del primo stimolandone la modernizzazione attraverso la sperimentazione di nuovi modelli e sfere di bisogno su cui agire.

Diversi sono i punti rilevanti che emergono dal Rapporto, noi qui vi riportiamo i più interessanti per la nostra azione e il nostro territorio.

Il dato sull'incidenza del Terzo settore sul Pil, che si attesta a più 4 punti, sottolinea la crescente rilevanza economica del Secondo welfare. Il Rapporto segnala come oltre l'80% delle aziende italiane con più di 500 dipendenti abbia avviato qualche iniziativa di welfare aziendale e che ben il 43% offre almeno due tipi di interventi. L’azione delle aziende su questo fronte permette di dare una risposta non direttamente economica ma non per questo meno efficace sul piano del consenso e, contemporaneamente, di riappropriarsi di attività e servizi fino ad oggi delegati ai soggetti pubblici. L’introduzione di politiche welfare hanno già fatto emergere un miglioramento del clima aziendale e del sistema di relazioni all’interno dell’impresa. Il sito dedicato al Secondo Welfare, preziosa risorsa online su questo argomento, ieri riportava un articolo del settimanale Donna Moderna che porta la testimonianza di importanti realtà.

body_conciliazione-È significante, secondo noi, appurare che tra le aree maggiormente lasciate scoperte dal Primo welfare e quindi in cui può maggiormente muoversi il secondo ci sia la conciliazione vita-lavoro assieme alla non auto-sufficienza, la povertà e l'esclusione sociale, il disagio abitativo. Con cultura della conciliazione intendiamo l’aumentare della consapevolezza, il condividere la conoscenza degli strumenti e l’individuazione di soluzioni innovative e sostenibili. Assieme a queste immaginiamo dei benefit e servizi alla famiglia, come soluzioni logistiche, organizzative e finanziarie a tutela della dimensione familiare dei lavoratori e l’organizzazione del lavoro con l’analisi dei tempi, dei luoghi di lavoro, per migliorare la gestione aziendale.

Un’altra soluzione innovativa da osservare è quella della finanza sociale: social bonds, co-finanziamento e credito agevolato ai soggetti del Terzo settore. In questo campo le Fondazioni di origine bancaria soprattutto, promuovono modelli inediti di partnership.

Il Rapporto spiega come molti enti locali e alcune Regioni abbiano già intrapreso percorsi virtuosi di riduzione degli sprechi, incremento dell'efficienza e nuove partnership con il privato e il Terzo settore. Noi pensiamo che il ruolo che possono rivestire le Amministrazioni Locali Comunali (Comuni, ASL, altri servizi pubblici) sia fondamentale per poter individuare e praticare una migliore organizzazione degli orari dei servizi facilitandone l’accesso ai lavoratori e per fornire servizi e personale selezionato e professionalmente preparato.

Una delle criticità riportate dal Rapporto è la difficoltà nel “fare sistema”. Viene sottolineato come accada spesso che nascano delle valide iniziative ma di natura singola che quindi rischiano di creare dei doppioni nello stesso territorio e di lasciare delle lacune in campi di azione diversi. Alla luce di questo noi come Consorzio sentiamo ancora più forte la volontà di continuare ad aggregare le realtà del nostro territorio e agire come un organismo unico.

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